famiglie_arcobaleno-kGyF-U10308517220155JD-568x320@LaStampaPerché ci si ostina a dire che la stepchild adoption “apre” all'”utero in affitto”? cosa cambierebbe con l’emendamento sull’affido rafforzato? La risposta è: “nulla”. La gestazione per altri, il vero nome di questa pratica, non è oggetto della legge Cirinnà.

E’ di oggi la notizia, già nell’aria da settimane, che la discussione sulle unioni civili del prossimo 26 gennaio riprenderà con l’ennesimo tentativo di puntare al ribasso sulla questione adozioni, in particolare con un emendamento che sostituirebbe la stepchild adoption con “l’affido rafforzato”.

Ma l’elemento che più rischia di confondere le idee è la scusa con cui viene proposta questa mutilazione della legge Cirinnà, ovvero, ancora una volta il mantra del “per evitare di aprire la strada all’utero in affitto”. Nulla di più infondato e strumentale purtroppo.

Occorre fare chiarezza. La proposta di legge 2081, incardinata in Senato lo scorso ottobre dopo oltre un anno di lavoro e discussione di diversi testi e proposte, prevede la cosiddetta stepchild adoption, espressione anglosassone che indica “l’adozione del figlio biologico del partner”. Si tratta di un’istituto diverso dall’adozione legittimante a cui siamo abituati in Italia, per cui una coppia etero può adottare un bambino o una bambina che non ha alcun legame biologico con nessuno dei due genitori. Nell’adozione legittimante, l’adottato diviene figlio o figlia a tutti gli effetti giuridici, assumendo gli stessi legami parentali degli altri eventuali figli della coppia.

Nel caso della stepchild adoption, il figlio di uno dei due genitori che viene “adottato” dal genitore non biologico gode giuridicamente del riconoscimento di un secondo genitore, ma non dello status di parentela con eventuali figli del genitore adottante,  che non sarebbero quindi riconosciuti come fratelli, e nemmeno del riconoscimento dei parenti di secondo grado come nonni e zii. Questo ha una serie di conseguenze discriminatorie, come ad esempio l’eslusione dell’adottato da una parte dell’asse ereditario della famiglia.

In questo senso, la stepchild adoption è già un compromesso, anche perché la magistratura, da ultimo con la sentenza della Corte d’Appello di Milano, ha ritenuto valida la richiesta di adozione, in questo caso legittimante, da parte di una coppia di due mamme, ponendosi al di là della stepchild adoption, 

Va ricordato che questo istituto è concepito per andare a regolamentare famiglie già esistenti, in cui i genitori sociali sono già due e vivono con i loro figli e figlie come una qualsiasi famiglia, con l’unica differenza che la legge considera attualmente un perfetto estraneo uno dei due genitori.

Per questo motivo, la proposta dell‘affido rafforzato, è da considerarsi in sostanza un’offesa a tutte le famiglie omogenitoriali, oltre che ad essere una vera e propria ingiustizia per i loro figli e figlie. L’affido è un istituto che dipende da i servizi sociali e entra in gioco in situazioni di assenza di una famiglia o grave instabilità della stessa. Le situazioni da regolamentare, con buona pace dei pregiudizi di chi si ostina a ignorare l’ormai totalità delle ricerca scientifiche a riguardo, è completamente diversa: le famiglie ci sono già, vanno solo riconosciute come tali. E’ intollerabile poi il fatto che al compimento del diciottesimo anno d’età il genitore possa “scegliere” se adottare il bambino o la bambina che cresciuto.

Insomma, è mai possibile che i difensori della “famiglia tradizionale” e dei diritti dei bambini ignorino così grossolanamente la continuità affettiva e l’interesse del minore? E questo, infatti, il principio che ha spinto le recenti sentenze della magistratura, la tutela dell’interesse di bambini e bambine che rischiano di rimanere orfani di legge.

Infine, va ancora una volta smontata la questione “utero in affitto”, che non c’entra nulla con le unioni civili. Come abbiamo già avuto modo di spiegare in queste pagine, chi rispetta veramente quelle donne che scelgono liberamente di donare la propria gravidanza parla di gestazione per altri, che è l’espressione corretta. 

Ad ogni modo, l’equivoco di fondo, è che la legge in discussione nulla ha a che vedere con la gestazione per altri, che in Italia è vietata per tutte le coppie e resterebbe tale. L’80% della coppie che ricorrono a questa pratica all’estero, inoltre, sono eterosessuali, e non si capisce perché la polemica sia stata sollevata solo ora che si discute di unioni civili. Evidentemente, il dubbio di fondo che rientra dalla finestra riguarda di principio la genitorialità omosessuale. Per chi avesse ancora dubbi sul fatto che le persone omosessuali possano essere genitori, suggeriamo questo approfondimento.  

Perché ci si ostina a dire che la stepchild “apre” all’utero in affitto? cosa cambierebbe con l’emendamento sull’affido rafforzato?

Esattamente nulla. La questione dipende dalle leggi straniere. Il vero problema è distinguere quei Paesi in cui si genera sfruttamento e quelli in cui si rispetta la donna e la sua libera scelta. Per il resto, è chiaro che chi va all’estero per ricorrere alla gestazione per altri potrà finalmente adottare il proprio figlio all’interno della coppia, ma questo non apre a un bel niente, perché non fa altro riconoscere dei diritti nel nostro Paese di minori che esisterebbero comunque e si troverebbero in una situazione di serie B. Non è la mancanza di tutele che impedirà a chi desidera davvero di essere genitore di ricorrere ad una tecnica di procreazione assistita, perché una famiglia nasce dove ci sono in primis volontà e responsabilità.  La stepchild adoption, apre semmai, all’omogenitorialità, nel senso che, finalmente, inizia a darle dignità giuridica. Con l’affido rinforzato non cambierebbe nulla. Chi vorrà e, sopratutto, potrà  andare all’estero, coppie etero o omosessuali, per ricorrere alla GPA, continuerà a farlo. Avrà solamente a che vedere in Italia con una cattiva legge che non rispetta i minori, creando delle discriminazioni sostanzialmente assurde.

E’ evidente che la soluzione migliore per la tutela delle famiglie e dei figli rimane l’estensione del matrimonio civile, che estenderebbe l’adozione legittimante e farebbe piazza pulita di tutti i cavilli legati alla stepchild adoption e ai rapporti di parentela Se si tratta di andare per gradi, tuttavia, è evidente che bisogna fare di tutto affinché il passo non sia più “piccolo” della stepchild, pena introdurre nuove discriminazioni su discriminazioni. Va al tempo stesso ricordato che questa legge rappresenta un’occasione per rompere finalmente quel muro culturale che impedisce qualsiasi riforma in tema di convivenza, famiglie e diritti civili in Italia dal 1975.  Non è  un caso, infatti, che il titolo secondo della legge, di cui si parla poco, disciplinerà anche i diritti di convivenza, istituendo una base di tutela per tutte le coppie di fatto, etero e omosessuali, diversa dal matrimonio.

Questa legge, insomma, per quanto parziale e già frutto di compromessi, rappresenta una prima pietra per una grande rivoluzione di laicità, che non bisogna lasciarsi sfuggire e che molte, forse troppe persone, di ogni età e fascia sociale, aspettano da troppo tempo.