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Giornata contro l’omo-transfobia, intervista al Presidente Canale: nuova linea di aiuto via Whatsapp

By maggio 17, 2016 No Comments

(nella foto) presidente Mario Marco Canale di ANDDOS“Vogliamo vivere in una società che non discrimini più. Da oggi la parte nostra linea d’aiuto via Whatsapp, la prima in Italia, per essere più vicini ai giovani”

 

di Marco Tosarello 

Oggi si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale contro l’omo-transfobia. L’Italia non ha ancora una specifica legislazione di contrasto.
“Certamente questo reato deve essere perseguito penalmente e regolato da una apposita legge. Dobbiamo fare una grossa battaglia anche di civiltà, di cultura ed educazione per far estendere la legge Reale-Mancino, che punisce gli atti di discriminazione basati su origine etnica, nazionalità e religione, anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Siamo sempre più preoccupati per i continui ed inquietanti episodi molto violenti di intolleranza nel nostro Paese. E’ anche per questo che stiamo investendo sempre maggiori energie nei Centri Ascolto e Antiviolenza Anddos e abbiamo lanciato, da oggi, la nuova linea di aiuto via Whatsapp che si affianca al numero verde già attivo 800864630”.

Facciamo, però, un passo indietro: mercoledì scorso è arrivata intanto la tanto sospirata approvazione alla Camera della legge sulle Unioni Civili.
“Una legge che ha colmato un vuoto legislativo che durava da troppi anni. Un momento storico dove l’Italia, anche nei confronti degli altri Paesi, ha dato sicuramente quella agognata dimostrazione anche di maturità. Un momento importante non soltanto per il risultato ottenuto, ma perché potrebbe essere il punto di partenza, non solo per ottenere la piena uguaglianza, ma per scuotere fin nel profondo la società: far capire a tutti che il movimento LGBTI è un fenomeno che esiste e che bisogna imparare ad accettare ed includere perché siamo una risorsa e non certo una minaccia. Non stiamo togliendo nulla a nessuno. Non siamo assolutamente in contrapposizione con la famiglia tradizionale. Parliamoci chiaro: questo Paese a noi non ci sta regalando nulla. Noi siamo delle forze attive e produttive da sempre nella società, siamo delle menti anche eccelse in molti campi come la storia ha insegnato, quindi dobbiamo essere considerati alla pari di tutti gli altri cittadini. Questa uguaglianza è indiscutibile. Questa legge servirà per accompagnare la vita di ognuno in un percorso comune di crescita: voglio sperare, infatti, che tra dieci anni l’essere omosessuali non farà più notizia. Siamo consapevoli, come associazione contro le discriminazioni da orientamento sessuale, che ci sarà ancora molto da lavorare nell’educazione alle differenze, perché questa legge da sola non risolve certo tutte le problematiche. Adesso avranno un ruolo formativo importante proprio le associazioni nel sensibilizzare tutta la società”.

Schermata 2016-05-17 alle 14.58.11Possiamo allora affermare che ripartiamo più che mai ottimisti da questa legge?
“Direi che metaforicamente questa legge rappresenta lo star iniziale come quello dei velocisti: potrebbe essere proprio come quei blocchi di partenza degli atleti, per dare lo slancio non solo al nostro movimento ma alla società tutta per l’integrazione con l’intera comunità LGBTI.

Una legge, quindi, che servirà a scuotere le coscienze sociali di ognuno.
“Noi ce lo auguriamo. E’ come il divorzio: io ricordo una volta che la persona che si lasciava, quando ancora non era passata la legge sul divorzio, aveva addosso dalla gente per sempre una brutta stimmate come tutta la propria famiglia compreso i figli. Oggi nei tribunali assistiamo invece a tanti casi di separazione perché il divorzio, per quanto doloroso, è stato accettato pienamente dalla società, non si è più giudicati malamente dall’esterno. La stessa cosa è successa successivamente con l’aborto. Succederà anche per le unioni civili. E aiuterà soprattutto le famiglie ad accettare che in casa ci possa essere un figlio omosessuale, da amare e rispettare allo stesso modo, un figlio che non dovrà più vergognarsi della propria identità e sarà libero di vivere serenamente nella società il proprio orientamento sessuale con un compagno senza timore di essere giudicato, emarginato e discriminato. E quella mamma avvertirà che il proprio figlio adesso è tutelato dallo Stato, non è più abbandonato, perché potrà farsi finalmente anche una famiglia. I genitori saranno felici quando un giorno il proprio figlio omosessuale potrà anche adottare un bambino, perché oggi a questa mamma non le si dà nemmeno la gioia di diventare nonna e di avere così un nipote da amare”.

Sono state fatte molte strumentalizzazioni ideologiche per arrivare allo stralcio della stepchild adoption in Senato.
“Oggi tutti i partiti di destra, tutti i movimenti clericali e tutti questi mendaci oltranzisti hanno voluto strumentalmente porre l’accento sulla paura della gestazione per altri (erroneamente chiamata utero in affitto): al di là del fatto che in Italia questa legge non c’è e quindi il problema non si pone, unioni civili e stepchild adoption sono temi assolutamente diversi e per nulla attinenti con questa loro strumentalizzazione, più politica che ideologica. Perché loro vogliono mescolare tutto per generare terrore nella società: vogliono solo fare breccia nei cuori delle persone che ritengono ingiusta e sbagliata la pratica della GPA per poi riversarla per ostacolare sia la legge sulle unioni civili e sia quella sulle adozioni. Ci sono bambini dentro gli orfanotrofi che stanno malissimo e che vivono in modo terrificante la propria vita senza una famiglia che potrebbe invece farli crescere con tanta serenità e protezione. Vogliono davvero farci credere che quei bambini vivano meglio abbandonati dentro quegli orribili orfanotrofi invece che essere cresciuti, educati, accuditi ed amati da una coppia omosessuale? Sgombratevi poi la mente da chi vi vuole far credere addirittura che un bambino cresciuto da una coppia omosessuale possa diventare gay: un’assurdità, un’autentica falsità, perché l’omosessualità non è certo una scelta di vita, come cambiare lavoro o casa. L’omosessualità non è mica un’infezione batterica contagiosa. Omosessuali o eterosessuali ci si nasce. Il grande lavoro della nostra associazione è, quindi, quello di far percepire a tutti la normalità di essere omosessuale. Vogliamo vivere in una società che non discrimini più. Dove nessuno si senta veramente diverso, ma anzi sia proprio riconosciuto ad ognuno il diritto di essere se stessi”.

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Fonte: ANDDOS

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