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Scuola e transgender, il rispetto si vede dai bagni

By maggio 17, 2016 No Comments

Di Delia Vaccarello – Nella giornata contro l’omotransfobia i segnali di rispetto arrivano forti e chiari dall’America. E non dalle polemiche di casa nostra, dove la Cei attacca le unioni civili e non ricorda nessuna delle 104 vittime nell’ultimo anno della violenza omofoba. Crea disagio un adolescente transgender? Tale disagio, frutto del pregiudizio, non è niente dinanzi al rispetto e al benessere che vanno garantiti all’adolescente in questione. Al via dunque l’accesso ai bagni a seconda non del sesso ma dell’identità di genere. Dall’America viene l’indicazione giusta sul rispetto delle persone trans anche tra i banchi di scuola. La costituzione americana dice con chiarezza al titolo IX: non si ammettono discriminazioni nelle scuole che ricevono finanziamenti federali. Un principio che si amplia e tocca punti da rispettare con fermezza. “Il desiderio di porre rimedio al disagio altrui, non può giustificare politiche che discriminino o svantaggino una particolare classe di studenti”, recita la lettera dell’amministrazione Obama appena giunta nei distretti scolastici federali. I corpi sono dimensioni complesse. A definire il nostro modo di essere non è solo il sesso, non siamo pura anatomia. Piuttosto è l’identità di genere, che a differenza del sesso alla nascita è una dimensione squisitamente soggettiva. E’ legata al modo in cui ciascuno di noi interpreta l’appartenenza al genere maschile o femminile o l’appartenenza alla realtà trangender. E’ l’appartenenza, e il modo in cui la esprimiamo, che ci fa sentire maschi o femmine o anche in equilibrio. La soluzione è quella di permettere l’accesso ai bagni a seconda del genere sentito come proprio oppure quella di non fare distinzione tra bagni per maschi o per femmine.
La lettera che l’amministrazione guidata da Obama ha inviato ai distretti scolastici a firma dei dipartimenti di Giustizia e Istruzione ha come premessa una sentenza.
La corte di Appello federale di Richmond ha dato ragione a Gavin, adolescente nata femmina e transgender che voleva utilizzare a scuola il bagno dei maschi. Non solo, la Corte ha demandato al dipartimento istruzione Usa il compito di definire regole e applicazioni in modo tale che gli adolescenti in transizione non debbano subire l’umiliazione di andare al bagno frequentato da chi appartiene al genere che non sentono come proprio, vedendo relegata la propria identità di genere a dettaglio che si può mettere tra parentesi. Laddove, lungi dall’essere un dettaglio, è ciò che li definisce nel profondo. La lettera non ha valore di legge, ma non rispettare il suo dettato può far perdere alle scuole i finanziamenti federali. Non si tratta di una imposizione, piuttosto è una risposta alle tante richieste mosse dai distretti scolastici per interpretare in maniera corretta il titolo IX della Costituzione.
Non è tutto, il Dipartimento di Giustizia ha intrapreso una azione legale contro il Nord Carolina. L’indice è puntato contro la legge che vieta in maniera esplicita di adottare misure antidiscriminatorie nei confronti di gay lesbiche e transgender in particolare nell’utilizzo dei bagni pubblici. Una legge anti-diritti civili, che vieta il contrasto alle discriminazioni. Una legge che ha sollevato vistose proteste e che i rappresentanti dell’amministrazione Obama non hanno esitato ad associare alle leggi per la segregazione razziale. Molti artisti a cominciare da Bruce Springsteen hanno cancellato i loro concerti nello Stato. Non è tutto. Non c’è solo il caso di Gavin. La fotografa Meg Bitton su sollecitazione della madre di una adolescente transgender si è fatta promotrice proprio nel Nord Carolina di una campagna di sensibilizzazione. Ha fotografato la adolescente che ha fattezze femminili, chiedendo a chi osserva la foto: “la mandereste in un bagno per maschietti? Siate corretti, trattate gli altri come vorreste essere trattati voi”.

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Fonte: ANDDOS

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