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Siamo tutti norvegesi – Il discorso di Re Harald V

By settembre 9, 2016 No Comments

de273f599c421a005dd8baf6cdcd8d54-kbab-u1090516291770uae-1024x576lastampaDi Delia Vaccarello – Harald V il re di Norvegia dà lezioni di civiltà. E ci fa dire: siamo tutti norvegesi. Harlad V non teme le differenze, non erige muri. Considera il suo popolo composto da tante anime, tante caratteristiche. Che siano orientamenti sessuali, provenienze geografiche, colore della pelle, il dato comune è che sono tutti norvegesi. Il primo settembre dal giardino del palazzo reale di Oslo ha fatto un discorso appassionato e il video è diventato virale su internet. Ha parlato ai “suoi” norvegesi. A chi? «Sono norvegesi ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, e ragazze e ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla». La sottolineatura della civile convivenza tra diversi è stata chiara e netta: «I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere». Un discorso animato da profonda passione, incardinato sul significato della unità di un popolo a partire dalle differenze e molto dissimile da quelli che in genere pronunciano re e regine. Ciò che colpisce è anche l’accostamento tra diritti dei migranti e diritti LGBTI. Se in Italia la sensibilità nei confronti del razzismo sulla base del colore della pelle ha una sua età e comincia a traballare – vedi i leghisti efferati contro gli immigrati – anche per via del numero in aumento di coloro che da una parte della popolazione vengono percepiti come “stranieri” , lo stesso non si può dire dell’omofobia. La sensibilità nei confronti dell’odio immotivato verso gay e lesbiche è non solo poco diffusa ma recente. Il termine omofobia occupa le pagine dei giornali da relativamente poco, meno di un decennio, e in Italia non abbiamo una legge contro l’omofobia, mentre abbiamo la legge Mancino che punisce i reati di odio per motivi politici, etnici, religiosi e nazionali. Per Harald V le varie forme di odio, quello sulla base dell’orientamento sessuale , l’altro sulla base della differenza di culto, l’altro ancora sul colore della pelle, sono sullo stesso piano.

L’accostamento con i migranti è a questo riguardo illuminante: “I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria. I miei nonni vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa. Non è sempre facile dire da dove veniamo e di che nazionalità siamo. La casa è il luogo dove batte il nostro cuore, e non sempre può essere confinata all’interno delle frontiere nazionali”. Poiché la casa è dove batte il nostro cuore è chiara l’attenzione verso l’amore omosessuale. Harald V parla di “ragazze che amano altre ragazze”: perché la loro casa non dovrebbe essere la Norvegia? Perché dovrebbero essere percepite come “straniere” nella casa dell’amore?

E’ una questione di diritti umani. Il re di Norvegia diventa paladino dei diritti umani, includendo a ragione i diritti LGBYI, in un momento in cui il mondo sembra essersi innamorato dei muri. La “muraglia di Calais” più simbolica che reale, perché forti sono i dubbi sulla sua effettiva funzione, che si annuncia strapagata dagli inglesi su territorio francese, è l’ultima arrivata di una serie di recinzioni che segnalano l’impotenza ad affrontare le necessità di popolazioni sfortunate da parte di una incultura che si sta diffondendo ed è incapace di gestire le differenze. Dinanzi alla inquietudine che procura la differenza anziché crescere, accettare le eccedenze, la sfida che ci pone il rapporto con chi non ci è simile, l’Europa si sta innamorando dei muri. Dinanzi alla inquetudine, si risponde con la chiusura, la strada sbarrata. Gli occhi chiusi sul mondo. L’incuria, l’omesso soccorso. Il re di Norvegia, pigiando sulla tastiera dei sentimenti, ha corredato i sui principi di unità nelle differenze, invitando alla cura. Ha parlato dell’importanza di adattarsi e di accettarsi a vicenda, delle necessità di avere cura gli uni degli altri, dei valori della fiducia, della comunità e della generosità di un solo popolo basato sulle differenze. Cura e fiducia sono gli ingredienti base del rispetto. Il discorso del re di Norvegia diventa un faro per la civiltà. E ci aiuta a incardinare in maniera alta la nostra identità. Questa volta non prendiamo la identità delle vittime di una strage, non diciamo “je suis charlie”. Grazie al discorso di Harlad ci identifichiamo con coloro che a partire dalle proprie unicità e dalla storia unica di ciascuno possono vantare pieni diritti di cittadinanza. E dunque questa volta con gioia diciamo: siamo tutti norvegesi.

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Fonte: ANDDOS

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